Curiosità

23/08/2018 12:58:59

80 anni fa moriva Hachiko, cane simbolo di fedelta'

L’8 marzo del 1935 moriva Hachiko, il cane di razza Akita Inu diventato simbolo di fedeltà famoso in tutto il mondo. Nato a Odate (Giappone) nel novembre del 1923, Hachiko - il cui vero nome era Hachi, il numero otto, considerato benaugurante - era stato adottato a soli due mesi da Hidesaburo Ueno, professore del dipartimento agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo. Per due anni il cagnolino ha accompagnato quotidianamente il professore alla stazione del quartiere Shibuya e giorno ne attendeva anche il ritorno dall’università. Ma il 21 maggio 1925 succede il dramma. Ueno viene stroncato da un ictus durante una lezione e muore improvvisamente. 

Hachiko ha però continuato per quasi 10 anni a recarsi alla stazione di Shibuya verso le 17, orario di arrivo del treno del suo amico umano. Fermo e instancabilmente devoto, il cane non ha mai mancato un giorno. La sua storia, con il passare del tempo, ha iniziato a diffondersi in tutto il Giappone diventando il simbolo vivente della fedeltà canina. Nel 1934, quando era ancora in vita, venne realizzata una statua in bronzo in suo onore, posizionata proprio nella stazione ferroviaria che lo rese celebre. Un’altra statua gli è stata dedicata a Odate, sua città natale, e lo stesso cane è stato presente all’inaugurazione. 

Il lutto nazionale e la ricorrenza  

Hachiko si è spento all’età di 15 anni, colpito da filariosi. Una notizia che è finita su tutte le prime pagine dei giornali nipponici e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale. Il corpo del cane è stato poi impagliato e ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza di Tokyo, mentre alcune ossa sono state sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba dove riposa il padrone. 

31/10/2017 14:34:50

Perche' gli occhi dei gatti si illuminano al buio?

In effetti fa paura un po' a tutti, di notte, trovarsi davanti due occhi di gatto luminescenti. Ma come si spiega questo effetto? Nella parte posteriore degli occhi, i gatti hanno uno strato che funziona come da specchio, infatti cattura la luce e la riflette. Questo permette quindi al gatto di sfruttare doppiamente la poca luce presente e quindi di muoversi con disinvoltura al buio. Allo stesso tempo, la luce che rilanciano, fa illuminare i loro occhi. I gatti non sono pero' gli unici animali che hanno nell'occhio questo speciale strato a specchio che gli permette di vedere al buio, bensi' gli fanno compagnia anche cerbiatti, squali, cani, ricci e coccodrilli. L'uomo ha invece bisogno di una quantita' di luce sei volte superiore a questi animali per poter riconoscere qualcosa al buio.

 
31/10/2017 14:31:31

Perche' salmoni nuotano controcorrente?

La vita dei salmoni e' legata al loro ciclo riproduttivo: diventano adulti in mare e risalgono i fiumi per deporvi le uova e garantire cosi' alla prole, acque ben ossigenate e molto dolci. Il viaggio dei salmoni comporta un enorme dispendio di energie (alcuni risalgono anche di 4.800 km!) tanto piu' che durante il percorso non si nutrono affatto. Nella riproduzione la femmina depone 1.000-2.000 uova per ogni kg di peso corporeo. L'incubazione dura 2 o 3 mesi. Alla fine di queste operazioni i salmoni, stremati, si lasciano trasportare dalla corrente a valle, verso il mare: e' a questo punto che si registra la maggiore mortalita': senza piu' energie, cadono spesso vittime di predatori o vengono trasportati in secca. Un salmone nella sua vita compie il viaggio da 1 a 3/4 volte.

 
21/06/2016 10:39:14

Nando - Il gatto Edicolante

Sesto Forentino (Firenze) - Qualcuno si spinge a sostenere che legga i giornali. Qualche altro pensa che se ne stia semplicemente per i fatti suoi, come tutti i gatti curiosi, ad osservare con finto distacco quello che accade intorno a lui. ‘Lui’ è un gatto, arancione, maschio, corporatura robusta e sguardo fiero. E se ne sta tutto il giorno in edicola.

Da sopra la pila dei quotidiani sistemati sul bancone pronti per essere venduti, guarda e tiene sotto controllo chi entra, chi compra, chi esce dalla ‘sua’ edicola, l’edicola di Camporella in viale Primo Maggio a Sesto Fiorentino. Il gatto in questione si chiama Nando, e in breve è diventato la mascotte di tutto il quartiere, cercato e coccolato da bambini e signore di ogni età. Lo si trova nell'edicola ogni giorno, dalla mattina alla sera, e i bambini ormai vogliono andare proprio in quell'edicola a comprare le figurine o l’albo dei fumetti, così da salutare il gatto rosso che li aspetta seduto sui giornali.

Chi va a comprare il giornale difficilmente si trattiene da fare una carezza o un complimento all’animale. «Nando è con noi da tre anni – racconta Daniele Muglia – lo abbiamo trovato fuori dal negozio tre anni fa, lui è entrato e ci si è stabilito. Indubbiamente ha deciso che questa doveva diventare la sua casa e così è stato. Ora tanti bambini e anche adulti si fermano a salutarlo, a fargli una coccola. Lui è fuori ad aspettarmi la mattina alle cinque e mezzo quando arrivano i giornali, entra e vuole mangiare. Poi si sistema sui quotidiani, e resta tutto il giorno nel negozio sui giornali o nella cestina che gli abbiamo attrezzato. Poi esce la sera, quando chiudiamo: all'esterno gli abbiamo sistemato un piccolo ricovero. Io avevo anche un gatto a casa, ma sei mesi fa è morto dopo essere stato investito da un’auto, e ora mi occupo di Nando a tempo pieno».

Fonte La Nazione

23/03/2016 13:55:10

La Faina

La faina è un animale dalle abitudini squisitamente notturne: utilizza come rifugi diurni cavità od anfratti riparati in antichi ruderi, nei fienili, nelle stalle, nelle pietraie, tra le cataste di legna o nelle cavità naturali delle rocce, dalle quali esce al tramonto od a notte fatta.

Si tratta di animali principalmente solitari, che delimitano un proprio territorio di estensione compresa fra i 15 e i 210 ettari: le dimensioni di quest'ultimo variano a seconda del sesso (territori dei maschi più estesi rispetto a quelli delle femmine) e della stagione (è stata riscontrata una diminuzione invernale dell'estensione del territorio).

Il pelo è corto e folto: sul dorso esso si presenta di colore marroncino, con tendenza a schiarirsi su muso, fronte e guance: le orecchie sono tondeggianti ed orlate di bianco, mentre le zampe presentano delle “calze” di colore marrone scuro. Sulla gola e sul collo è presente una caratteristica macchia bianca o, più raramente, giallognola che si spinge fino al ventre e prosegue fino a metà della parte interna delle zampe anteriori.
Si differenzia dalla martora comune per la macchia golare bianca ed allungata verso il ventre (anziche’ giallognola e meno estesa), per le dimensioni un poco minori, le zampe e il muso più corti, le orecchie e gli occhi di dimensioni minori ed in generale l'aspetto più slanciato.

Si tratta di una specie tendenzialmente onnivora, che si nutre di miele (risulta immune alle punture di ape e vespa), bacche, uova (delle quali incide il guscio coi canini per poi succhiarne fuori il contenuto), e piccoli animali: la carne, tuttavia è la componente preponderante della sua dieta.

Cerca il cibo principalmente al suolo, pur dimostrandosi una provetta arrampicatrice, dove si nutre di bacche, frutti, uova e nidiacei d'uccello. Per agguantare le prede di maggiori dimensioni, come fagiani e ratti, la faina dimostra una grande pazienza, appostandosi per ore nei luoghi in cui questi animali sogliono passare. Al passare della preda, l'animale le balza fulmineamente addosso, atterrandola e finendola con un morso alla gola.

Spesso l'animale procura danni alle attività umane: durante la ricerca di nidi, nidiacei e pipistrelli, tende a danneggiare i tetti delle case spostando le tegole, inoltre ha la tendenza a mettere fuori uso le automobili masticandone i tubi in gomma. Quando la faina riesce ad intrufolarsi in un pollaio od in una conigliera, poi, spesso uccide un numero di animali molto maggiore del suo fabbisogno immediato di cibo: questo comportamento, riscontrato anche in altri Mustelidi (come l'ermellino) e noto come surplus killing, ha fatto nascere la credenza popolare (peraltro errata) secondo la quale questo animale si nutrirebbe principalmente, od addirittura esclusivamente, del sangue delle proprie prede

La stagione riproduttiva cade durante l'estate: durante questo periodo gli animali perdono la loro spiccata territorialità e possono essere visti anche durante il giorno, mentre durante la notte echeggia il loro lamentoso richiamo di accoppiamento. I maschi durante il periodo riproduttivo tendono ad aumentare l'estensione del proprio territorio e ad accoppiarsi con tutte le femmine il cui territorio si sovrapponga parzialmente col proprio.

L'accoppiamento vero e proprio, che può durare oltre un'ora, avviene dopo una serie di schermaglie durante le quali la femmina risponde aggressivamente agli approcci del maschio, che emette richiami sommessi ed infine la monta mordendola ai lati del collo, dove sono presenti depositi di grasso sottocutaneo. Dopo la copula, il maschio è solito pulirsi accuratamente.
La gestazione dura circa otto mesi, al termine dei quali vengono dati alla luce da uno a quattro cuccioli: tale lasso di tempo è dovuto al fatto che l'impianto dell'ovulo fecondato avviene nella primavera dell'anno successivo all'accoppiamento e l'embrione comincia a svilupparsi a partire da febbraio. I piccoli vengono svezzati attorno ai due mesi di vita: l'indipendenza completa tuttavia non viene raggiunta prima dell'anno, mentre la maturità sessuale viene raggiunta fra i 15 mesi ed i due anni e mezzo.

L'aspettativa di vita in natura di questi animali è di 5-10 anni, mentre in cattività possono tranquillamente sfiorare i venti anni di vita.

23/03/2016 13:22:07

I mustelidi

I mustelidi (Mustelidae) sono una famiglia di mammiferi appartenenti all'ordine dei Carnivori. Hanno abitudini notturne, ma talora e' possibile incontrarli anche di giorno. Fanno parte di questa famiglia la lontra, il tasso, il visone, lo zibellino, la puzzola, la faina, il ghiottone, la martora, il furetto, l'ermellino e la donnola.

Sono animali di dimensioni medio-piccole, dalla struttura fisica allungata e agile.
Hanno quattro o cinque dita con artigli a volte retrattili. Sono generalmente plantigradi ed hanno denti ferini ben sviluppati e ghiandole anali capaci di produrre sostanze odorose usate in caso di pericolo come mezzo di difesa. La loro difesa maggiore e' costituita dai denti, che possono essere di numero variabile, da 28 a 38. Data la loro alimentazione carnivora, i Mustelidi hanno incisivi molto piccoli e i canini lunghi e aguzzi; anche i molari sono piuttosto appuntiti. La loro pelliccia e' foltissima; i peli sono morbidi e fini. Il colore e' generalmente uniforme e scuro, ma in alcune specie si fa bianco durante l'inverno, per il mimetismo.

04/02/2016 14:46:50

Alimenti dannosi per il cane

Gestione del pasto
E’ buona abitudine fare in modo che il cucciolo mangi sempre agli stessi orari, per tre/quattro volte al giorno fino ai 4 mesi. Durante i primi 3 mesi, per facilitare la masticazione, la razione alimentare puo’ essere leggermente inumidita. Dai 5 mesi fino all’eta’ adulta il cucciolo mangera’ due volte al giorno, la mattina e alla sera. Ai fini di una migliore socializzazione con la sua famiglia umana, può essere consigliabile insegnare da subito al cucciolo che può ricevere il pasto da tutti i membri della famiglia. Alla fine del pasto, la ciotola del cibo dovra’ essere sempre lavata e ritirata.

L’importanza dell’acqua
Accanto alla ciotola del cibo, non deve mancare mai una ciotola d’acqua fresca e pulita, cambiata frequentemente e sempre a disposizione. L’acqua corrente e’ l’ideale.

Dieta
L’alimentazione deve essere sempre completa e regolare. L’ ideale sarebbe aumentare  progressivamente le dosi di cibo nuovo, riducendo in proporzione quelle del vecchio.

 

Ecco i 10 alimenti da non dare mail al cane

 

1) Cioccolato

Avrete sentito dire più di una volta che il cioccolato e’ pericoloso per i cani e che può risultare velenoso. Il cioccolato fondente e’ il più rischioso, poiché presenta una percentuale elevata di teobromina. Questa sostanza, nei cani, può provocare sete eccessiva, battito cardiaco irregolare, tremori e addirittura la morte nei casi più gravi. Per i cani mangiare un'intera barretta di cioccolato, soprattutto se fondente, potrebbe essere rischioso. Attenzione dunque. Tenete il cioccolato lontano dalla loro vista.

2) Gelato

Proprio come può capitare a noi, anche i nostri cani possono soffrire di un'intolleranza al lattosio. Ma anche se il vostro cane non dovesse presentare questo problema, non e’ una buona idea offrirgli un po' del vostro gelato. Si sa, alcuni cani sono dei golosoni e non si tirerebbero di certo indietro nell'assaggiare qualcosa di nuovo. Il gelato però e’ troppo ricco di zuccheri e può contribuire al sovrappeso del vostro amico a quattro zampe. Lo ricorda il veterinario americano Tony Johnson, sottolineando che il 35% dei cani negli Usa sono sovrappeso.

 

3) Aglio e cipolle

Non e’ bene aggiungere aglio e cipolle, o le loro bucce e scarti, nella ciotola del cibo per il vostro cane. L'aglio e le cipolle, infatti, sarebbero in grado di danneggiare i globuli rossi dei cani. Meglio dunque controllare che nel cibo acquistato non siano presenti quantita’ eccessive di questi ingredienti. Il consumo regolare di aglio e cipolle, infatti, potrebbe essere la causa di una anemia emolitica.

4) Zucchero e dolciumi

Zucchero e dolciumi possono essere dannosi per la salute dei nostri cani proprio come per noi. Un cane, in natura, non mangerebbe mai dei dolciumi. I possibili rischi riguardano la comparsa di problemi a livello dei denti, il sopraggiungere del diabete e un eccessivo aumento di peso. Meglio scegliere sempre delle alternative senza zucchero per i nostri cani. I dolci venduti come senza zucchero, che contengono però xilitolo, potrebbero causare danni al fegato con conseguenze anche gravi.

5) Noci

Le noci comuni e le noci macadamia possono provocare dei problemi ai cani. Le noci macadamia contengono una tossina che può provocare dei sintomi come tremori, debolezza, innalzamento della temperatura corporea e conseguenze pesanti, come la paralisi. Le comuni noci possono contenere un fungo velenoso per i cani, che può condurre alla morte nei casi più gravi.

6) Sale e snack salati

Attenzione anche al sale e ai cibi molto salati. Proprio come per noi, anche per i nostri cani un consumo eccessivo di sale può risultare dannoso e lo sara’ ancor di più nel caso in cui sia presente una malattia cardiocircolatoria. Secondo lo Studio Santoro, un quantitativo eccessivo di sale può scatenare attacchi epilettici in grado di causare il coma e la morte. I cibi salati sono un vero e proprio pericolo se il cane non ha acqua da bere a propria disposizione.

7) Uva e uvetta

Uva e uvetta possono sembrare degli alimenti completamente innocui per i nostri cani, ma a quanto pare non e’ davvero così. Sono un perfetto snack naturale per i bambini e alcuni cani le mangiano volentieri, ma purtroppo potrebbero rappresentare un fattore di rischio per la loro salute. Nei cani uva e uvetta causerebbero infatti letargia, depressione, problemi renali, vomito e iperattivita’.

8) Avocado

L'avocado e’ un frutto ricco di benefici per la nostra salute, ma potrebbe risultare dannoso per i cani. L'avocado contiene infatti una tossina fungicida (conosciuta come persin) in grado di causare problemi digestivi negli animali domestici. Non offrite al vostro cane avocado o salsa guacamole, così da evitare ogni rischio. L'avocado potrebbe causare problemi a livello dello stomaco. La sostanza sotto accusa sarebbe contenuta anche nelle foglie e nella corteccia dell'albero di avocado.

9) Uova

Le uova sono benefiche o dannose per i cani? La questione sembra controversa. Le uova infatti contengono biotina, una vitamina del gruppo B responsabile della crescita del pelo. Le uova crude però, con particolare riferimento all'albume, conterrebbero  una proteina in grado di compromettere gli effetti della biotina. Inoltre, anche per i cani, alle uova e’ associato il rischio di salmonella. Nel dubbio, chiedete un parere al vostro veterinario.

 

10) Ossicini

I cani sono sempre felici di rosicchiare un bell'osso, ma fate molta attenzione agli ossicini, con particolare riferimento alle ossa di pollo. Le ossa più piccole, infatti, potrebbero causare problemi digestivi e respiratori. I cani rischiano di strozzarsi oppure di subire lesioni all'apparato digerente. Cercate dunque di evitare le ossa più piccole e gli ossicini per proteggere la loro salute. Per lo stesso motivo, e’ bene non dare ai cani nemmeno grossi semi della frutta e frutti con il nocciolo.

 

25/01/2016 13:32:23

Sai perche' i gatti sbadigliano?

Certo, sono tantissimi gli animali che sbadigliano: gli esseri umani iniziano 11 settimane dopo il concepimento, quindi ancor prima della nascita, così come i gorilla e gli scimpanzè, i pesci e gli uccelli.

Ma perchè i gatti sbadigliano così spesso?
La risposta più ovvia sarebbe è annoiato, ma gli evoluzionisti sostengono che sbadiglia per mostrare i denti, comportamento ancestrale per segnare il territorio. Il movimento rilascia anche energia, aiutando l’animale a rilassarsi. I medici sostengono che sbadiglia quando nel sangue si abbassa il livello di ossigeno, obbligandosi così a fare un respiro molto ampio che stimola il cuore e la circolazione. Alcuni comportamentisti invece sostengono che il micio sia diviso tra l'istinto ad addormentarsi e quello a non farlo, per qualche motivo, e che lo stress lo faccia sbadigliare mentre tenta di restare sveglio.

In quali momenti della giornata?
I gatti sbadigliano spesso la mattina ma poco la sera, anche quando sono stanchi, e lo fanno anche in caso di conflitto, per esempio se sono vicini a una ciotola di cibo ma c'e' anche un cane o un altro gatto: in questo caso mostrarsi assonnati puo' essere una tecnica per mostrare che non si e' davvero interessati a quel cibo (anche se e' il contrario), un po' come se fischiettassero facendo finta di niente!

14/01/2016 12:44:44

Conosci l'anzianita' del tuo cane?

E’ importante sapere quando il tuo cane diventa anziano in modo tale da prendere per tempo tutte le misure necessarie per la tutela della sua salute.

Normalmente la durata media di vita va da un minimo di 13 anni ad un  massimo di 27  anni

In base alla taglia, però, la durata media di vita cambia. Ovviamente influisce lo stato di salute del cane, lo stile di vita, l’alimentazione, pertanto si tratta di dati indicativi.

- Cani di taglia piccola di peso inferiore a 10 kg: vita media 14 anni. Già ad 11 anni sono considerati anziani

- Cani di taglia media ( di peso compreso tra 10 e 25 kg): vita media 12 anni.  Al compimento di 10 anni sono considerati anziani

- Cani di taglia grande (di peso compreso tra 26 e 45 kg): vita media 9,5 anni.  Al compimento di 8 anni circa, sono considerati anziani

- Cani di taglia gigante ( di peso superiore a 45 kg): vita media 8,5 anni. Al compimento di 7 anni circa, sono considerati anziani

E’ sempre consigliabile far effettuare esercizi fisici.

14/01/2016 11:04:04

Tutti insieme all'improvviso - La fiction

Prende il via venerdì 15 gennaio, in prima serata su Canale 5, una nuova serie TV con protagonista Giorgio Panariello nei panni di un simpatico veterinario alle prese con tante  situazioni buffe e non. Tra gli attori a quattro zampe c'e' anche Forest, un ex trovatello proveniente dalla LNDC di Roma. 

Il grande amore di Giorgio Panariello per gli animali, tra l'altro, presidente onorario di Lega Nazionale per la Difesa del Cane, sbarca sui teleschermi di Canale 5 in "Tutti insieme all’improvviso", una fiction in otto puntate in onda a partire da venerdì 15 gennaio in prima serata. Al centro di un mirabolante girotondo formato da un susseguirsi a raffica di avventure e disavventure c’è Walter, un veterinario rientrato in Italia per occuparsi  della clinica del fratello deceduto, dopo aver esercitato per vent'anni la sua missione in Africa. Ma attorno a lui non ci sono soltanto i suoi "pazienti" a quattro zampe ma familiari e amici impersonati da validi interpreti come Lorenza Indovina, Lucia Ocone, Marco Marzocca e altri volti noti.

Tra i numerosi attori con la coda che hanno un ruolo fondamentale nelle vicende raccontate compare anche Forest, un adorabile cagnolino proveniente dal rifugio della LNDC di Roma. Un cagnolino dal passato travagliato del quale vi avevamo raccontato la storia qualche tempo fa che ora vive felice e coccolato con mamma Bruna che lo ha adotto. 

Insomma ci sono tutti i motivi per non perdere questa fiction, dall'indiscusso talento di Panariello e del cast che lo circonda, al copione ricco di trovate e battute divertenti ai tanti deliziosi animali che partecipano all'azione come indiscussi coprotagonisti assoluti. Quindi LNDC augura buona visione a tutti! 

Fonte Lega del Cane

18/12/2015 13:18:17

Alpaca

L'alpaca è una delle due specie domestiche di camelidi diffusa in Sudamerica, l'altra è il lama. All'aspetto ricorda molto una pecora, anche se rispetto ad essa ha dimensioni maggiori e un collo molto lungo. L'alpaca non è ruminante, come tutti i camelidi possiede tre stomaci per la digestione della fibra. In media ogni animale mangia circa un chilogrammo di vegetali al giorno e come tutti i camelidi non ha bisogno di grandi quantità di acqua. Esistono due razze di alpaca: la razza Huacaya e la razza Suri, rappresentando quest'ultima solo il 10% della popolazione degli alpaca nel mondo. Le femmine danno alla luce un solo piccolo all'anno perché il loro periodo di gestazione è di circa 11 mesi e mezzo.

Quando i nomi scientifici furono assegnati ai camelidi sud americani, tra il XVIII ed il XIX secolo, si ritenne l'alpaca un discendente del lama ignorando però la forte somiglianza di stazza, altezza e qualità della lana con la vigogna. Molte difficoltà di classificazione furono dovute anche al fatto che le quattro specie si possono incrociare e creare una prole fertile. Una classificazione corretta fu possibile solo dopo l'avvento delle nuove tecnologie che con le analisi del DNA scoprirono nel 2001, con la presentazione di una ricerca fatta da Jane Wheeler per la Royal Society of London for the Improvement of Natural Knowledge, che l'alpaca deriva dalla vigogna e non dal guanaco. Gli esami del DNA confermarono ipotesi discusse per molti anni e il nome scientifico dell'alpaca fu cambiato da Lama pacos a Vicugna pacos.

Durante il giorno gli alpaca cercano cibo sugli altipiani stepposi e poi, alle prime ombre della sera e senza la guida del loro pastore, cercano riparo nel recinto.

Gli alpaca sono allevati in grandi greggi che pascolano ad una altitudine compresa fra i 3500 e i 5000 metri sulle Ande del Perù meridionale, della Bolivia settentrionale e del nord del Cile. Al contrario dei lama, gli alpaca sono allevati non per farne animali da soma ma per la loro lana pregiata, utilizzata per tessere coperte e ponchos. Gli alpaca vengono tosati una volta all'anno, in primavera. Un alpaca femmina produce circa 2,5 kg di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg di lana all'anno. La lana del cria è quella più pregiata per la brillantezza e per la leggerezza. La lana di alpaca non contiene lanolina, non infeltrisce e non dà allergie. La lana dell'animale può assumere ben 22 colorazioni naturali diverse, molte in meno del lama.

Negli ultimi anni l'allevamento degli alpaca si è diffuso anche in Europa, un po' in tutti i Paesi, perché è un animale che si adatta bene a climi diversi.

18/12/2015 12:46:37

Mar Ionio, paradiso per le balenottere

La conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Plos one e si basa sui dati raccolti dall'osservatorio sottomarino multidisciplinare NEMO-SN1 ospitato, a 2.100 metri di profondità al largo di Catania.

Nel Mar Ionio le balenottere sono presenti regolarmente, con picchi nei mesi primaverili ed estivi. La conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Plos one e si basa sui dati raccolti dall'osservatorio sottomarino multidisciplinare NEMO-SN1 ospitato, a 2.100 metri di profondità al largo di Catania, nell'infrastruttura sottomarina che l'Istituto nazionale di fisica nucleare ha realizzato per il telescopio per neutrini KM3NeT.
L'osservatorio, frutto della collaborazione tra Infn, Ingv, Cnr-Ismar e Cibra, è il primo nodo dell'infrastruttura di ricerca europea European multidisciplinary seafloor and water-column observatory (Emso)).
Le informazioni sugli spostamenti stagionali e sulle rotte preferenziali della popolazione di balenottere nel Mar Mediterraneo, specie protetta da accordi internazionali e classificata come vulnerabile dall'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (www.iucn.org), sono ancora poche e disomogenee e si basano principalmente sugli avvistamenti stagionali. L'osservatorio NEMO-SN1, invece, ascolta il passaggio delle balenottere dalle profondità del mare. A monitorare la presenza dei cetacei sono sensori acustici posizionati sull'infrastruttura subacquea, in funzione 24 ore su 24, che ascoltano, registrano e inviano i segnali catturati a un laboratorio nel porto di Catania, parte delle infrastrutture dei Laboratori Nazionali del Sud dell'Infn. I dati registrati sono stati analizzati nell'ambito del progetto FIRB-2008 SMO. Lo studio, condotto da Virginia Sciacca, dottoranda dell'Università di Messina ed associata ai Lns-Infn, e dal gruppo di ricerca Smo ha anche prodotto una prima valutazione dell'impatto dell'inquinamento acustico di origine antropica sulla comunicazione della balenottera comune. Questa specie sfrutta, infatti, suoni a bassa frequenza (intorno ai 20 Hertz), che si propagano bene in mare aperto, per mantenersi in contatto e comunicare su grandi distanze con i propri simili. L'aumento incontrollato del rumore sottomarino può causare una drammatica riduzione della distanza entro cui gli animali sono in grado di recepire il segnale di richiamo o alterarne la ricezione minacciandone la sopravvivenza. (ANSA).

18/12/2015 12:27:46

I Coccodrilli dormono con un occhio aperto

Fanno riposare metà del cervello alla volta

Anche i coccodrilli dormono con un occhio aperto, proprio come i caimani, i delfini e gli uccelli. La conferma viene da uno studio condotto da ricercatori australiani e tedeschi e pubblicato sul Journal of Environmental Biology, secondo cui questi rettili si concedono al sonno lasciando metà cervello attivo. I coccodrilli, scrivono, hanno un sonno uniemisferico: in pratica fanno riposare un emisfero cerebrale alla volta, lasciando invece sveglia l'altra metà del cervello in modo da tenere (è proprio il caso di dirlo) un occhio aperto su potenziali minacce o prede. I ricercatori hanno filmato per 24 ore al giorno tre giovani coccodrilli all'interno di grandi vasche, scoprendo che questi rettili durante il sonno aprivano un occhio in risposta ad alcuni stimoli, anche lievi. I rettili, per esempio, si accorgevano della presenza di un uomo vicino alla vasca e addirittura puntavano lo sguardo verso l'intruso. Anche una volta che l'uomo si era allontanato, restavano con l'occhio vigile verso il punto in cui era stato. Gli studiosi hanno voluto verificare se anche la presenza di nuovi coccodrilli avesse le stesse conseguenze: in effetti, posizionando altri rettili nella vasca l'effetto ero il medesimo. I nuovi arrivati attiravano lo sguardo degli altri coccodrilli che dormivano con un occhio solo.

Il passo successivo, sottolineano i ricercatori, sarà monitorare l'attività cerebrale dei coccodrilli, per vedere se sono fisiologicamente mezzi addormentati

 

Fonte: Ansa.it

21/10/2015 15:03:17

La Storia delle Api

APE:  Genere di Insetti Imenotteri (Apis) della famiglia Apidae, comprendente le specie Apis dorsata, A. florea, A. indica, A. mellifica.

1. La società delle Api

Vivono in società polimorfe, persistenti, formate da tre caste: regina, fuchi e operaie. Apis mellifica è l’a. domestica, allevata perché produce il miele e la cerapi La forma tipica ha color nero, con peluria grigia ( calicodoma). 

Nella società delle api, l’ape operaia, femmina con organi genitali rudimentali, è l’individuo più piccolo. Ha capo piramidale, antenne ricoperte di peli, ricche di sensilli tattili o olfattori, occhi composti laterali, tre ocelli sul vertice del capo. Raccoglie nettare e polline dai fiori. L’apparato boccale ha una struttura adatta a tale scopo: le glosse, o lobi intermedi del labbro inferiore, si fondono a formare una proboscide tubulare, la ligula; i palpi restano liberi e riunendosi includono la proboscide. Queste parti costituiscono un organo entro il quale viene aspirato il nettare. Le mandibole, alla base dell’apparato boccale, servono per aprire le antere dei fiori onde raccogliere il polline, per lavorare la cera ecc. L’addome termina con un pungiglione costituito dallo stilo a bulbo, con lo sbocco delle due ghiandole velenifere, l’acida e l’alcalinapi Delle due paia di ali, membranose, le posteriori sono le più piccole. Le tre paia di zampe terminano con due unghie bilobe, per attaccarsi a corpi scabri, e con un empodio per aderire a superfici levigate. Le zampe posteriori sono le più robuste e portano il cestello, la spazzola e la pinea, per la raccolta del polline. La regina, femmina, fertile, è l’individuo più grande della società. Ha l’addome lungo, leggermente appuntito verso l’estremità posteriore. Incapace d’assorbire il nettare, viene nutrita dalle operaie, manca delle strutture per la raccolta del polline e non produce cera. I maschi, detti fuchi, hanno il capo grosso, l’apparato boccale poco sviluppato, con ligula corta e inadatta ad assorbire il nettare, occhi composti convergenti sul vertice e ocelli frontali. Addome posteriormente arrotondato, ali molto lunghe. 

Una società di a. è in genere costituita da una sola regina, 20-25.000 operaie, e da fuchi presenti in determinati periodi dell’anno. I favi dell’alveare sono costruiti con la cera in cellette a sezione esagonale riempite di miele e polline per la nutrizione delle larve. Le uova disposte nelle celle comuni originano operaie e fuchi, quelle deposte in alcune celle più grandi, diverse per forma e riempite di un alimento speciale, la pappa reale, danno invece le regine, destinate poi a sciamare. La regina, che è l’unica femmina dell’alveare generante, vive 4-5 anni. Si accoppia una sola volta nella vita, durante il volo di nozze, 5-6 giorni dopo lo sfarfallamento, e riceve una provvista di sperma, che viene accolto nella spermoteca e dura per quasi tutta la sua vita. Ritornata all’alveare, inizia la deposizione delle uova, che s’interrompe d’inverno, con una media giornaliera da circa un centinaio di uova all’inizio della deposizione, fino a 1500-3000 nel periodo primaverile-estivo. Dalle uova fecondate nascono femmine, dalle non fecondate, che si sviluppano partenogeneticamente, maschi. I fuchi compiono soltanto la fecondazione delle regine e muoiono dopo l’accoppiamento. Essi, incapaci di raccogliere nettare e polline e di fare qualsiasi altro lavoro, sono allevati e tollerati nella società soltanto nei periodi di sciamatura, quando la minaccia della prossima sterilità della regina li rende necessari alla fecondazione. Cessate queste condizioni, le operaie li scacciano dall’alveare o impediscono loro di nutrirsi. 

Le operaie compiono tutti i lavori necessari alla società. Quelle giovani secernono la cera, elaborata da ghiandole addominali. Esse vengono nutrite di miele e si allacciano fra di loro con le zampe, costituendo catene a festoni entro l’alveare. La cera viene segregata e si consolida in minute scaglie, che, con le mandibole, sono trasportate e lavorate per la costruzione del favo. Alle giovani operaie competono anche la nutrizione della covata delle regine e dei fuchi, la difesa, la pulizia, la ventilazione dell’alveare e la completa trasformazione del nettare in miele. La raccolta del nettare, del polline, del propoli e dell’acqua è operata invece dalle foraggere o bottinatrici, a. adulte (più di 16-17 giorni di età). Il nettare, raccolto con la glossa, viene inghiottito e trasformato in miele nell’ingluvia o borsa melaria, mediante la secrezione delle ghiandole salivari. Nell’alveare è rigurgitato dalle bottinatrici alle a. giovani, le quali lo collocano nelle celle. Il propoli viene trasportato all’arnia nei cestelli delle zampe posteriori, come il polline. La vita delle api operaie dura 5-6 settimane d’estate; le operaie nate d’inverno raggiungono la primavera seguente. La regina ha il solo compito dell’ovodeposizione, e viene nutrita, curata e protetta dalle operaie. 

La moltiplicazione della società di api e la loro diffusione avviene per mezzo di sciami. Quando la società è popolosa e in periodi favorevoli, la vecchia regina e un gran numero di operaie, che costituiscono il primo sciame, lasciano l’alveare, dove da una cella reale uscirà presto una nuova regina. Il primo sciame talvolta è seguito da sciami successivi, formati dalla vergine regina meno giovane, da fuchi e operaie.

2. Apicoltura

L’ apicoltura è l’allevamento dell’ape domestica, per la produzione e il commercio del miele e della cera. Nel sistema rustico d’allevamento, gli sciami sono raccolti nell’arnia rustica, che è generalmente una porzione di tronco d’albero cavo chiusa superiormente (bugno villico) oppure una corteccia di sughero o una cassetta di legno. Qui le api costruiscono i favi attaccati alle pareti, costituiti da un insieme di cellette esagonali di cera. Per estrarre il miele si asfissiano le api e si distruggono i favi. 

Nell’apicoltura razionale, si usano arnie a favo mobile, tali che l’estrazione del miele non richieda l’apicidio, né la distruzione dei favi. Essa è inoltre facilitata da attrezzi moderni, quali lo smielatore e il foglio cereo. Vi sono vari tipi di arnie; la più usata in Italia è l’americana nella sua variante Carlini , costituita da un corpo principale di forma quadrata, con una porticina anteriore. Nell’interno si distinguono una parte inferiore, camera di covata (o nido), con fondo mobile con circa 12 telai che sostengono i favi; e una superiore, soffitta, ricoperta dal tetto. Durante il raccolto, fra nido e soffitta si pone il melario con i favi da miele. 

Per un’abbondante produzione di miele sono necessarie colonie popolose, che dispongano di moltissime bottinatrici nei periodi delle grandi fioriture. Se alla fine della primavera gli alveari hanno esaurito la provvista di miele, si forniscono alle api favi colmi di miele e zucchero in appositi nutritori. Per ottenere colonie forti si riuniscono, con opportuni accorgimenti, gli alveari e si cerca di diminuire la sciamatura. La produzione di miele dipende anche dalle condizioni ambientali ed è strettamente legata all’abbondanza di piante nettarifere poste entro un raggio di 3 km dall’arnia. 

Per la raccolta del miele (smielatura), quando i favi del melario sono colmi, si provoca, con buffate di fumo, l’esodo delle a. dal melario al nido e dai favi estratti si tolgono con appositi coltelli (disopercolatori) gli opercoli che chiudono le celle. La smielatura deve essere fatta con cautela per non eccitare le a. al saccheggio. Svuotati del miele, i favi s’immergono in acqua calda per far fondere la cera che poi, col raffreddamento, si rapprende in forma di pannelli. 

In Italia l’apicoltura è sviluppata, soprattutto in Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto e Umbria. I consorzi degli apicoltori e degli enti apistici hanno lo scopo di vigilare sull’applicazione delle norme legislative concernenti la prevenzione delle malattie delle a., di diffondere la conoscenza dei metodi razionali d’allevamento e di reprimere le frodi.

[Fonte: Enciclopedia Treccani]

 

 

21/10/2015 14:34:04

La Storia della Formica

Formica Nome comune degli Insetti Imenotteri Apocriti Aculeati Vespoidei appartenenti alla famiglia Formicidi. Conducono vita sociale, con un complesso differenziamento in caste (eusocialità).

1. Anatomia e Morfologia

Gli adulti hanno dimensioni da 2 mm fino a 4 cm (Anomma); capo grande, con antenne genicolate; peduncolo formato dal 2° e 3° urite che unisce il torace al resto dell’addome (gastro); questo subisce spesso un rigonfiamento (fisogastria) per il grande sviluppo degli ovari o per la dilatazione dell’ingluvie, che diventa organo di riserva trofica per tutta la colonia. Alcune specie sono munite di aculeo, che può essere sostituito da altro apparato velenifero. Hanno sistema nervoso centrale, con notevole sviluppo dei corpi peduncolati soprattutto nelle caste sterili. Il sistema secretore è costituito da numerose ghiandole specializzate tra cui ghiandole mandibolari, molto sviluppate nella regina, secernenti feromoni complessi e con funzioni diverse, ghiandole velenifere, connesse con l’armatura genitale femminile, l’organo ventrale, che elabora un feromone marcatore di piste ecc. La comunicazione delle formiche è essenzialmente di tipo chimico, attraverso feromoni, essenziali per tutte le funzioni della colonia. Vista, udito e tatto sono invece poco sviluppati. Le larve sono apode, cieche, biancastre; quelle di alcune specie più primitive formano un bozzolo sericeo in cui si impupano.

2. Organizzazione Sociale

La società delle formiche consta di una o più femmine feconde (regine), maschi e operaie sterili. Le regine perdono le ali dopo il volo nuziale e sono provviste di borsa copulatrice in cui viene raccolto il liquido spermatico di più maschi. Le uova possono essere o no fecondate; nel primo caso si svilupperanno femmine, nel secondo maschi. Questi sono alati e muoiono subito dopo la copula. Le operaie sterili, attere, formano il nucleo della colonia; talvolta si differenziano più forme: macroergati, grandi, microergati, piccole, e dinergati, intermedie, con mandibole enormemente sviluppate. Dopo il volo nuziale la femmina fecondata inizia la fondazione di una colonia: costruito un nido, inizialmente di una sola camera, in un luogo adatto depone un primo gruppo di uova; fino alla loro schiusa rimane nel nido, e si nutre riassorbendo i muscoli alari. Le larve vengono nutrite con secrezioni salivari e danno origine a femmine sterili che iniziano a svolgere le attività della colonia: allargamento del nido, sua difesa e cura, approvvigionamento del cibo, alimentazione della regina e delle larve ecc. Dopo un certo tempo vengono prodotti maschi e femmine alati, che sciameranno formando nuove colonie. A seconda delle specie, la colonia può essere formata da una decina di individui fino ad oltre un milione. Talvolta più regine si riuniscono per formare il nido, e allora si hanno società poliginiche. Talora si hanno società miste, in cui convivono due specie. Nel parassitismo sociale, la femmina fecondata si fa adottare da un formicaio di altra specie, e se ne va quando sono diventate adulte le prime figlie, oppure si fa adottare da una colonia rimasta priva di regine, o ancora penetra in un formicaio e ne uccide la regina. In certe specie (per es. Anergates), prive della casta delle operaie, tale parassitismo è obbligatorio.

Con il nome di dulosi o schiavismo si indica il comportamento di alcune specie che aggrediscono altre specie, impadronendosi di larve e pupe che poi allevano fino allo stadio adulto, per farsi coadiuvare da esse. Si può infine constatare la coabitazione di specie diverse con rapporti simbiotici più o meno stretti.

Le formiche scavano e costruiscono i propri nidi in ambienti e con modalità, forma e dimensioni svariate. I formicai possono essere scavati nel terreno, nel legno tenero di alberi morti, oppure costruiti con legno triturato e impastato con saliva. Constano di numerose sale comunicanti per mezzo di gallerie; le operaie spostano le larve nelle varie stanze durante diverse ore del giorno (fig. 1 e 2), per mantenere le condizioni ambientali (di temperatura ecc.) più adatte, e separano uova, larve e pupe a seconda del loro grado di sviluppo.

Nel particolare ambiente del formicaio si raccolgono molti simbionti (mirmecofilia)

3. Alimentazione

Le formihce sono onnivore. Alcune specie sono specializzate su singole prede (per es. chilopodi, isopodi, uova di artropodi, altre formiche, termiti, vespe ecc.); altre sono polifaghe. Alcune sono prevalentemente carnivore, predatrici, altre si nutrono del nettare di fiori o delle secrezioni zuccherine (melata) degli Afidi, allevati da esse stesse. Molte si nutrono di semi, che accumulano nel nido impedendone la germinazione. Alcune specie (Atta ecc.) coltivano funghi simbionti su un substrato organico che viene raccolto e portato nel nido e che può variare, a seconda delle specie, da sostanze vegetali e insetti morti, a escrementi di insetti, a foglie, steli e fiori tagliuzzati (formiche tagliafoglie). Le formiche si possono nutrire per trofallassi, scambiandosi secrezioni o cibo liquido rigurgitato; questo scambio costituisce anche un sistema di comunicazione importante per l’organizzazione della colonia.

Le formiche rivestono un importante ruolo ecologico per l’azione svolta sul suolo, per la difesa delle piante dai parassiti e per l’eliminazione degli organismi morti. D’altra parte alcune specie sono in grado di provocare danni anche notevoli a coltivazioni e derrate alimentari. Alcune specie, trasportate involontariamente dall’uomo fuori dal loro areale primario sono divenute invasive, soppiantando le specie di formiche autoctone e causando grossi danni alle attività umane (per es. formica argentina).

[Fonte: Enciclopedia Treccani]

 

21/10/2015 13:58:38

Quante tipologie di formiche esistono?

La famiglia delle formiche ha una distribuzione cosmopolita e costituisce il gruppo di insetti sociali più abbondante; oltre 12.000 specie, che costituiscono il 50% della biomassa degli insetti. È suddivisa in oltre 20 sottofamiglie (viventi), raggruppate nei complessi (cladi) dei: Formicomorfi, Mirmeciomorfi, Dorilomorfi, Leptanillomorfi, Poneromorfi e Mirmicomorfi. La famiglia si è evoluta nel Cretacico, da vespe non sociali (Tifidi). La sottofamiglia Sphecomyrmecinae, estinta, rappresenta l’anello di congiunzione tra le f. attuali e i progenitori Tifidi.

Sottofamiglie dei Formicomorfi sono: a) Dolichoderinae, distribuite nelle regioni calde e temperate, hanno pungiglione ridotto sostituito da ghiandole secernenti sostanze di allarme e di offesa; le colonie sono spesso grandi e vivono in nidi multipli (supercolonie); b) Formicinae, cosmopolite, comprendono circa 2500 specie, alcune arboricole, la gran parte di terra; pungiglione sostituito da ghiandole velenifere secernenti acido formico. I generi più diffusi sono Formica e Camponotus, molto diversificati.

I Mirmeciomorfi comprendono le sottofamiglie: a) Myrmecinae, dell’Australia, mostrano alcuni caratteri primitivi, come la presenza di più regine che possono andare in cerca di cibo per nutrire le larve, l’assenza di cooperazione tra le operaie nel foraggiamento, la presenza di pungiglione; b) Pseudomyrmecinae, tropicali, arboricole, spesso vivono in una relazione di mutualismo con Acacia e altre piante.

I Dorilomorfi comprendono, tra le altre, le sottofamiglie: a) Dorylinae, comprendono f. combattenti diffuse nelle regioni tropicali del Vecchio Mondo (o f. scacciatrici); hanno colonie grandi con operaie polimorfe e predano Artropodi (per es. Anomma). b) Ecitoninae, f. legionarie (o f. combattenti del Nuovo Mondo), raggiungono un alto grado di organizzazione sociale.

I Leptanillomorfi comprendono tra le altre la sottofamiglia Leptanillinae, migratrici, con comportamento simile alle f. combattenti, pantropicali, presenti anche in Sardegna e Corsica.

I Poneromorfi comprendono la sottofamiglia Ponerinae, primitive, predatrici, costituiscono società piccole, in genere poco organizzate.

I Mirmicomorfi comprendono la sottofamiglia Myrmicinae, cosmopolite, con circa 3000 specie che si nutrono in genere di insetti e di melata degli Afidi; alcune si nutrono di semi (mietitrici), altre coltivano funghi (per es. Atta).

F. amazzone  Nome comune di alcune specie di f. del genere Polyergus (Formicinae), fornite di mandibole falcate, incapaci di attendere ai lavori della società e di nutrirsi: devono quindi dipendere interamente dalle specie schiave.

F. argentina (Linepithema humile) F. dei Dolichoderinae, originaria dell’America Meridionale, ma diffusa anche nell’America Settentrionale, in Portogallo, Spagna, Francia e Italia. Le operaie, oltre a trarre nutrimento dalle secrezioni di Afidi e cocciniglie, invadono anche le abitazioni umane cercando cibo, assalgono gli alveari rubando il miele e uccidendo le api, invadono pollai, conigliere ecc., danneggiano le piante.

F. bulldog (o formica sergente) Nome comune di varie f. austrialiane del genere Myrmecia (Myrmecinae). Grandi, con occhi sviluppati e formidabile aculeo; predatrici, aggressive e agili.

F. legionaria (o f. combattente del Nuovo Mondo) Nome comune delle f. appartenenti alla sottofamiglia Ecitoninae. Nel genere Eciton si alternano due fasi: una stazionaria in cui la colonia rimane in una postazione riparata (bivacco), dove vengono deposte molte uova da cui nascono larve in breve tempo e emergono adulti dalle pupe del ciclo precedente, e una fase nomade in cui le larve completano lo sviluppo e vengono spostati i siti di bivacco ogni giorno, dopo aver compiuto razzie in sciame. Queste f. sono predatrici estremamente efficienti, che catturano anche grandi Artropodi e piccoli Vertebrati.

F. mietitrice (Messor barbarus) F. dei Myrmicinae, lunga 9-14 mm, comune nei paesi europei. Le operaie possono portare via dai campi grandi quantità di grano e altri cereali.

F. rizzaculo Nome comune di alcune specie di f. del genere Crematogaster, dei Myrmicinae, che hanno l’abitudine di tenere l’addome rialzato.

F. rossa (Formica rufa) F. dei Formicinae, comune in Italia. Esercita un controllo sugli insetti parassiti forestali.

F. delle zolle (Tetramorium caespitum) F. dei Myrmicinae, comune in Italia. Nidifica nel terreno, sotto i lastroni dei marciapiedi, nei muri delle abitazioni; onnivora.

[Fonte: Enciclopedia Treccani]

 

06/10/2015 13:57:13

Distributore di acqua e cibo per cani randagi a Istanbul (Turchia)

Con circa 14 milioni di abitanti, Istanbul (Turchia) è una delle più grandi città del mondo. A vivere tra gli abitanti della città si trova un numero sempre crescente di cani e gatti randagi, con una popolazione stimata di 150.000. Il problema degli animali randagi grande in Turchia, dove ogni tentativo da parte del governo di affrontare il problema ha incontrato una forte opposizione. Per contribuire a risolvere questo problema, un’azienda turca di nome Pudgeon ha introdotto un distributore automatico che fornisce acqua e cibo in cambio di bottiglie di plastica riciclate. Questo non solo incoraggia la gente a riciclare, ma aumenta la consapevolezza del problema degli animali randagi.

Lo Smart box è frutto del riciclaggio di scatole ed altri materiali che oltre a offrire sostentamento agli animali tutela l’ambiente ed educa le persone a prevenire gli sprechi.
Con l’arrivo dell’estate in particolare aumenta la necessità di acqua per tutti, persone, animali domestici e soprattutto per gli animali vaganti. Perciò svuotare i residui di acqua delle bottiglie in pet dentro questi distributori, contribuirà a dissetare gli animali e a smaltire anche correttamente la plastica introducendo la bottiglia vuota e compressa in un apposito scomparto della macchina.
Per quanto concerne il cibo, si può fare altrettanto, svuotando le scatole dei nostri pets domestici dentro al distributore. Inoltre le associazioni di volontariato, animaliste e la pubblica amministrazione contribuiscono ad alimentare con cibo il distributore.
La macchina che distribuisce anche bottiglie di acqua per le persone è in acciaio inox , mentre nella parte che contiene il cibo da distribuire agli animali è presente anche un pennello per la pulizia interna da parte dei volontari.
La macchina è completamente eco-friendly, funziona con l’energia solare e può contenere fino a 1700 bottiglie in pet e ha capacità 10 kg per volta. Una sensata politica di riciclo intelligente, economico ed etico.

 

24/09/2015 14:35:51

Regole da Rispettare per viaggiare con gli amici animali

Nel caso di spostamenti con il proprio cane, anche solo per la passeggiata sotto casa, il proprietario è tenuto a rispettare alcune norme:

  • deve portare con sé il certificato di iscrizione all’anagrafe canina (originale o copia), da esibire ad ogni richiesta delle autorità;
  • durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico deve adoperare sempre il guinzaglio ad una misura non superiore a 1,50 m.;
  • deve portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle Autorità competenti;
  • deve raccogliere le feci del cane e avere con sé, quindi, strumenti idonei per farlo.

Le uniche aree in cui il cane può essere privo di museruola e guinzaglio sono le cosiddette “aree cani” stabilite dai singoli comuni.

REGOLE DA RISPETTARE PER GLI SPOSTAMENTI IN AUTO CON ANIMALI DOMESTICI

Il Codice della strada stabilisce che:

  • è vietato il trasporto di animali domestici in un autoveicolo in numero superiore a uno e comunque in condizioni da costituire impedimento o pericolo per la guida;
  • è consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore;
  • se lasciati liberi sui sedili posteriori è necessario separare il posto di guida con un’apposita rete od altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della Motorizzazione.

A CHI RIVOLGERSI

Per informazioni su viaggi in aereo, treno, nave: la compagnia di riferimento;

per informazioni su viaggi all’estero: uffici consolari italiani nel paese di destinazione;

per informazioni sulle vaccinazioni necessarie in determinate zone di Italia: servizi veterinari presso le ASL, veterinari privati.

 

09/09/2015 11:57:52

Sapevi che...

1. L'orso bruno può correre più velocemente dei cavalli

2. I pappagalli ed i conigli sono tra i pochi animali se non unici che possono guardarsi alle spalle.

3. La riproduzione di alcuni leoni può arrivare fino 50 volte al giorno.

4. La giraffa partorisce in piedi, pertanto, quando nasce il suo piccolo, cade dall'altezza di 2 metri (senza farsi male).

5. Le lumache hanno 4 nasi, 2 li utilizzato per respirare e 2 per annusare.

6. Il canguro uso la coda per bilanciare il peso. Se la stessa si solleva, il canguro non potrà più saltare.

7. Le giraffe comunicano facendo vibrare l'aria intorno al collo. Non hanno corde vocali.

8. I cammelli hanno 3 sopracciglia per proteggersi dalle tempeste di sabbia

9. I delfini hanno l'udito particolarmente sensibile da poter sentire i suoni a distanza di 20 km. 

10. gli elefanti sono gli unici mammiferi a non poter saltare.

Sono solo alcune di tantissime curiosità esistenti nel mondo degli animali. Vi terremo informati su tante altre curiosità esistenti.